MEMORIA PER CHI?

Domani, 27 gennaio, la Giornata della Memoria delle persecuzioni subite dagli ebrei. Appuntamento molto sentito anche nelle Marche e anche nel Fermano, con celebrazioni un po’ in tutte le comunità e in tutte le cittadine. Adottata nel 2005 dall’Onu su impulso della comunità internazionale, è una ricorrenza che si proponeva di mantenere un orrendo passato per tutelarsi contro l’odio nel futuro; si sta risolvendo, anno dopo anno, in una rievocazione sterile, spettacolistica, non priva di elementi opportunistici, di testimonial che tendono a mettersi in vetrina. I diecimila documentari su Auschwitz, tutti uguali. Le scolaresche portate davanti al cancello con l’orrenda scritta, sempre provviste di telecamere. Le giaculatorie senili di vecchie come questa insopportabile Liliana Segre, la mrs. Doubtifre messa dal PD e da Mattarella per fare un lavoro idiota e non del tutto pulito: usare la tragedia personale, e di un popolo, per dire che Salvini riporta l’Olocausto. Sì, la vecchia suonata fa quel che deve fare, fa la santina patetica e rassicurante del politicamente corretto (basta votare “nel modo giusto”, e tutto si risolve), ma poi crea anche danni collaterali: una professoressa comunista, del PD, è stata assolta da una magistratura amica per avere imposto un tema in classe sullo stesso delirante assunto: Salvini uguale Hitler. E lei: mi ero ispirata ai discorsi di Liliana Segre. Ne ho conosciuti anch’io di ebrei spinti da manie di protagonismo, ne ricordo una, una casalinga annoiata che viveva (vive) sui social e puntava ad infilarsi in una delle ramificazioni della sinistra che, appena può, scopre il fianco alla seduzione palestinese e antisraeliena, per non dire antisemita. L’ho abbandonata al suo destino patetico di moglie che tradisce e viene tradita, si agitava molto, ma la causa dell’ebraismo le serviva solo a mettersi in posa. È solo un aneddoto personale, trascurabile, ma allo stesso tempo rappresentativo, credo, di una situazione più diffusa, e più preoccupante.

Il paradosso della Giornata della Memoria è proprio questo: è un vaccino per la malattia patita, non per quella che si potrebbe contrarre di nuovo. Che è già in corso, in realtà: fomentata dalla componente radicale e guerriera dell’Islam, cui si sovrappone un politicamente corretto di stampo liberal un po’ troppo corretto, la diffidenza, fino al pregiudizio, verso gli ebrei si diffonde in tutto l’Occidente e in particolare in Europa. Sul presupposto di un atteggiamento critico nella questione palestinese, dettato dalle intellighenzie diffuse che considerano Israele usurpatore e persecutore senza riserve, si arriva facilmente ad una intollerenza più generale, che parte dallo stato di Israele, passa per il sionismo, arriva fino all’ebraismo. Così, nello sport sempre più atleti israeliani vengono boicottati in tutte le discipline (eclatante il caso, poche settimane fa, della stella egiziana del Liverpool, Salah, che ha tentato di sabotare l’acquisto di un calciatore israeliano) ; nelle università, i ricercatori israeliani vengono isolati; nella cultura, gli scrittori ebrei si portano addosso lo stigma dei persecutori, a meno che non facciano pubblica abiura nei confronti del loro paese. Ma non basta: in Francia, in Belgio, in Germania, i cittadini di origine ebraica risultano sempre più attaccati, sia in chiave terroristica che semplicemente nei fatti di ogni giorno, e si è avviata da tempo una nuova, piccola diaspora: sempre più sono quelli che, temendo per la sorte loro e dei propri congiunti, decidono di lasciare il paese, nel tripudio delle minoranze fondamentaliste. Il giornalista Giulio Meotti batte molto su questo tasto e per questo è in fama di reazionario, di fascista. Ma si sa che la sinistra militante non va molto per il sottile, a costo di ruzzolare nel ridicolo. Giulio ha scritto un libro, “Muoia Israele”, denso di episodi sconcertanti e preoccupanti; oggi ricorda che ai tempi delle persecuzioni razziali “furono uccisi 1,32 milioni di ebrei, 15.000 al giorno (è il nuovo studio dello storixo Yitzhak Arad (…); l’Iran spende 7 miliardi di dollari l’anno nelle sue guerre in Medio Oriente e contro Israele. ‘Seguite la pista di denaro che parte da Teheran e arrica ai tnulle del terrore in Libano e a Gaza’, ha detto l’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon”. Anche Giulio è molto critico, perfino polemico su quella che definisce “ipocrisia europea”. Le celebrazioni vanno bene, almeno fin quando non diventano happening televisivo o altrimenti mediatico; ma la memoria proiettata sul futuro è altra cosa e, stando così le cose, lo spettacolo dell’Olocausto autorizza una conclusione desolata, ma sempre più diffusa tra gli ebrei italiani: il loro ebraismo è finito, non ha più spinta, non ha più impulso, è una faccenda sospesa tra paura e convenienza, tra politicamente corretto e timore sordo. Gli ebrei italiani si stanno ghettizzando da soli: hanno molte ragioni, ma col torto di una subalternità sempre più accettata a chi li odia davvero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...